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Death Stranding è “strano” e grande secondo Troy Baker

I giocatori ormai li vogliono sempre più grandi. Stiamo parlando ovviamente della loro passione numero uno: i videogiochi. Assassin’s Creed: Odyssey, Spider-Man, Red Dead Redemption II e prima di loro God of War, questi i titoli di maggior successo degli ultimi tempi. Hanno tutti una cosa in comune: sono grandi, enormi, sono pieni di cose da fare. Se poi immaginiamo come potrà essere un titolo come Cyberpunk 2077, non possiamo fare altro che pensare a quanto l’open world stia fagocitando tutto.

Al mondo aperto da esplorare sembra si stia rivolgendo anche il maestro Hideo Kojima che con il suo Death Stranding sta facendo attorcigliare il cervello di più una persona. Ciò che è stato mostrato finora del gioco non ha chiarito benissimo le meccaniche di gameplay e soprattutto la storia. Di tanto in tanto, trapela qualche informazione e nuove voci si diffondono e proprio di voce si parla in questo caso: Troy Baker, infatti, uno dei doppiatori del gioco ha rilasciato alcuni dettagli su Death Stranding affermando che l’opera di Kojima è “strana” – l’avevamo un po’ intuito – e grande.

Death Stranding è un gioco “strano”

Death Stranding è il prossimo, si spera, capolavoro di Hideo Kojima. È stato annunciato nel 2016 e finora non sappiamo esattamente nulla di preciso. Almeno, non sappiamo nulla che concerne il titolo in quanto a meccaniche e narrativa, ma sappiamo che Kojima ha riunito un cast stellare sia come attori sia come doppiatori. Sappiamo anche che la morte è uno dei temi principali del gioco e che la pioggia avrà un ruolo fondamentale.

Per quanto riguarda, invece, il modo in cui il gioco si svilupperà, c’è davvero poca conoscenza in merito. Ciò che possiamo comprendere dai trailer mostrati è che ancora una volta Kojima ha puntato su qualcosa di bizzarro e fuori dagli schemi. Su questi concetti si è soffermato il doppiatore Troy Baker, che lavorerà nel gioco, il quale ha recentemente condiviso qualcosa in più sul gioco, anche se non ci ha chiarito le idee più di tanto. D’altronde, immaginiamo che si debba tenere un certo riserbo su un titolo del genere.

Baker è intervenuto a un Game Show tenutosi in Argentina e parlando con un fan ha detto quanto segue:

È un gioco enorme. Lo scopo del gioco è enorme. Se conosci bene Kojima, sai che non fa le cose in piccolo. È strano, ed è grande.

In effetti, ciò che ha detto Baker è in linea con ciò che è stato mostrato finora visto che sfidiamo chiunque a dire di non essere rimasti straniti e con molta confusione in testa alla visione dei pochi gameplay rilasciati.

Da questo punto di vista, Troy Baker non si è lasciato andare a considerazioni più dettagliate, quindi, l’aggettivo grande possiamo interpretarlo in più modi. Un open world immersivo con tante attività da portare avanti o una distesa desolata in cui il protagonista sarà assorto nei suoi pensieri? Oppure la grandezza è concettuale e non materiale?

Non lo sappiamo, ma aspetteremo trepidanti ulteriori informazioni. Vi ricordiamo che Death Stranding non ha ancora una data di uscita.

This post was published on 7 Novembre 2018 11:37

Michele Longobardi

Laureato in Lettere moderne, scopro la passione per il giornalismo quasi per caso. I videogiochi sono il mio più grande amore e così decido di coniugare le due cose. Il giornalismo videoludico diventa la mia forma finale. Per me i videogiochi sono una forma d'arte e guai a dirmi il contrario. Appassionato di tutto ciò da cui sgorga sangue: cinema horror (registi preferiti Argento e Romero), letteratura gialla e dell'orrore (autori preferiti Christie, Poe e Lovecraft) e ovviamente i videogiochi del genere (Silent Hill e Resident Evil sopra ogni cosa). Il mio videogioco preferito di sempre è Fahrenheit che ho finito un numero non precisato di volte, da lì scaturisce la mia ammirazione per tutti i lavori di David Cage. La mia "carriera" videoludica è segnata da un marchio da cui non sono mai riuscito a staccarmi: PlayStation! In circa 20 anni di gaming, ho completato più di 800 titoli.

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